Fare business in America | Navigare tra la burocrazia (loro) e le relazioni di business

Fare business in America… l’esperienza personale.
Mentre scrivo sono in volo di rientro dagli Stati Uniti, dopo 22 giorni trascorsi un po’ a New York e un po’ a Miami. A parte la maratona di New York, in America mi sono fermato per finalizzare una serie di cose legate alla partenza di Italy2US.com, il portale americano che da dicembre venderà prodotti italiani non food negli Stati Uniti. E’ un sito pensato e sviluppato grazie alla nostra (mia e del mio team) più che decennale esperienza nella vendita online in Europa, poi personalizzato e adattato alle specificità del mercato americano. Un sito solo in inglese, che spedisce solo in America, gestito da una società americana con sede a Miami Beach e partenza merci o dal magazzino di Doral (Florida) o da quello italiano.
Grazie agli accordi con magazzino, spedizionieri locali (domestico USA) e internazionali, consegneremo prodotti, anche dall’Italia, in soli 3 giorni lavorativi, a un costo assolutamente competitivo.

fare business in america manhattan financial district

Sembrava facile partire e invece non lo è stato per niente. In America è tutto diverso: la logistica, le spedizioni, le tasse, i software da utilizzare, le normative… bisogna entrare nei meccanismi, capirli ed imparare a farli propri, inclusi gli strumenti necessari alla gestione del business.
Si lavora tutto a ticket, web training, call ecc.; si parla con il customer service di un determinato software, tu sei a Miami e loro sono a Dallas in Texas a Phoenix in Arizona, con varie ore di differenza di fuso orario (come da Miami all’Italia). Ti abitui a logiche di distanze completamente diverse dalle nostre dove Treviso – Milano è già un bel viaggio. Ci stai al telefono delle mezzeore o anche delle ore, ti spiegano e tu cerchi di capire, provi e riprovi, finche le cose vanno nel verso giusto. Di bello c’è che rispondono sempre e sempre molto velocemente; difficilmente hai difficoltà di accesso al customer service di qualsiasi prodotto o servizio.

Serve un numero di telefono americano in quanto sul numero internazionale non ti chiama nessuno. I contratti telefonici, strano a dirlo, costano molto più che in Italia: un contratto con chiamate e messaggi illimitati, con qualche giga di traffico internet non costa meno di 40 USD/mese.

Ho avuto modo di girare in uffici a New York per legalizzare documenti, tutto è abbastanza snello e veloce. Paradossalmente le cose sono più difficili con i privati, le aziende, le banche e i commercialisti, da loro chiamati CPA. In generale gli Americani lavorano meno di noi, sembrano stressati a vederli per le strade di Manhattan e forse lo sono anche; in media però entrano in ufficio alle 9.00 ed escono alle 17.00, con una pausa veloce per il pranzo sotto l’ufficio.
Il problema è che spesso sono inconcludenti, non danno feedback…, prendi degli accordi e poi tu rimani li, ad aspettare il next step e spesso ti ritrovi con il cerino in mano. Rispondono poco e tardi alle email e non amano essere contattati in altri modi. Questo è uno degli elementi che fa spesso naufragare dei progetti di distribuzione e investimento nel Paese. Una delle criticità maggiori è proprio il personale, della propria azienda o delle società/enti/istituzioni con i quali ti devi interfacciare. A Miami poi, ci sono una quantità enorme di italiani e moltissimi sudamericani, per cui potete ben immaginare che mix ne possa uscire.

Queste sono le cose che ho visto e i problemi con cui mi sono scontrato. Fare business in America e vendere prodotti italiani è fattibile, ma sicuramente meno semplice di quanto si possa immaginare. Bisogna esserci e capire, e poi decidere di appoggiarsi a professionisti (CPA, legali ecc.) capaci e che si sappiano muovere. Unica nota di rilevo: un avvocato, che ti tratta bene bene, diciamo da amico, ti chiede non meno di 350 USD all’ora…. le tariffe “di mercato” si aggirano intorno agli 800 USD/ora.

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